La prima cena
Tornato a Hong Kong, la prima sera vado a cena fuori. Un amico italiano mi propone:
“Vuoi cenare con me? Dal thailandese in Hernessy road. Ci sono anche due ragazze.”
“Due ragazze come?”
“Italiane.”
“Ok.”
Mi ero dimenticato che Hong Kong, specialmente tra gli Europei espatriati, e’ un misto assurdo di ricchi e poveri; e che spesso ti trovi seduto coi ricchi; e che a volte possono sorgere alcune incomprensioni. Qui non sono a Pavia, all’osteria Sottovento. Qui non sono in un centro sociale. Qui non sono a un concerto dei Mandolin Borthers; oppure a grigliare in riva al Ticino con i ragazzi delle associazioni culturali, che poi tutti sbronzi si canta Guccini e Bob Dylan e verso la fine, quando l’alcolemia spinge al misticismo e alle considerazioni su dio, scattano i canti partigiani in coro. Accidenti, ogni tanto lo domentico.
Riporto per dovere di cronaca alcuni passaggi del dialogo attorno alle gustose pietanze piccanti thailandesi. Mi sforzo di non fare alcun commento in proposito. Ognuno c’ha le sue idee.
Donna sconosciuta: “Ma quindi, adesso, dove stai?”
Simone: “Sono appena rientrato a Hong Kong, sto cercando casa. Sto in ostello nelle Chungking Mansions…”
Donna sconosciuta: “Ma sei matto? E’ pericoloso!”
Donna conosciuta: “Ma come? Perche’?”
Donna sconosciuta: “E’ un posto dove sai se entri ma non sai se esci!”
Simone: “Se sei una sfigata; se sai stare al mondo ti accorgi che non c’e’ niente di pericoloso. E’ solo molto sporco.”
~ ~ ~
Esplicita ammissimone di razzismo.
Simone: “…e vivevo a Nathan Road con una romena e un italo-canadese.”
Donna Sconosciuta: “Guarda, dei rumeni non me ne parlare…”
Simone: “Ma scusa, tu hai dei pregiudizi razziali nei confronti dei romeni?”
Donna Sconosciuta: “Si’.” [lo ammettecosi', candidamente.]
Simone: “Non sono sicuro di voler passare il resto della serata con voi…”
~ ~ ~
Ingengeria applicata all’intolleranza.
Simone: “Ma quindi non vivresti mai con un romeno?”
Donna Sconosciuta: “Assolutamente no! Non lo vorrei nemmeno come vicino di casa!”
Simone: “E come vicino di appartamento?”
Donna Sconosciuta: “Ma nemmeno! E neanche al piano di sopra!”
Simone: “E al piano di sotto, invece?”
Donna Sconosciuta: “No!”
Simone: “E a un palazzo di distanza…?”
Donna Sconosciuta: “Ma no!”
Simone: “A due palazzi di distanza? A tre…?”
Donna sconosciuta: “No!”
Simone: “Dimmi dunque la distanza minima che vorresti idealmente tra casa tua e la casa del piu’ vicino romeno.”
Donna Sconosciuta: “Mah… due o tre chilometri!”
~ ~ ~
Ripeto, non voglio fare alcuna considerazione in merito. Pokerface e sorriso alla Rat-Man. Alla fine, salutate le donne, sono rimasto a parlare col mio amico seduto sui gradini luridi di un passaggio pedonale, bevendo le birrette maledette del Seven-Eleven. Bentornato a Hong Kong, mi dicevo.





July 21st, 2009 at 22:16
Guarda che non serve andare ad HK per essere circondati da leghisti in piena for
ma. Qua ormai siamo a tuuta ronda e tutti sono contentissimi …pare.
Enrico
July 21st, 2009 at 23:30
Confermo il Bo. Col lavoro che mi sono scelto attraverso una campionatura trasversale di fauna non indifferente. E le cose che sento, spesso, mi fanno gelare le budella. Li guardo, sorrido con tutta la sincerità che riesco a fingere, annuisco e dentro di me qualcosa si sgretola.
A volte, in passato, ho avuto il sospetto che la gente facesse schifo. Ma ero solito circondarmi di individui straordinari e quindi le mie supposizioni venivano puntualmente smentite.
Poi, quasi per caso, ho cominciato a interagire col resto del mondo.
La gente fa veramente schifo.
July 22nd, 2009 at 10:34
Ok, ok, la conosco la situazione in Italia (ho visto la proposta di quei facinorosi che volevano fare la ronda con la divisa cachi e il sole nero come simbolo….).
Il fatto e’ che in Italia, come del resto anche M (e sicuramente anche Enrico) ho avuto tempo di costruirmi una cerchia di individui affini.
July 22nd, 2009 at 17:07
Sei diventato davvero polite. “Individui affini” è un bel complimento, ma automaticamente ti consente di non esprimere un giudizio. Io parto dall’idea che alcuni di noi siano oggettivamente straordinari, altri meno e altri ancora appartengano al regno minerale. Il castello di carte (secondo il quale ci si circonda di individui affini e si è felici) cade miseramente quando gli si avvicina la curiosità. Io trovo affascinanti certe dinamiche sociali. Che poi sono tutte mentali, ma sedimentano nei comportamenti sociali. I suddetti spallinati col sole nero sul cappello sono affascinanti. Io e Gennarino lo Shpione ne ridiamo da mesi, ma contemporaneamente cerchiamo di capire quale demenziale dinamica di aggregazione spinge un individuo a cercare la spersonalizzazione amalgamante della divisa e della xenofobia per sentirsi parte di qualcosa. E’ una barzelletta per social engeneer: “Xenofobia: odiare il diverso per sentirsi uguale!”
Come fai a non volere almeno tre o quattro amici con la camicina kaki e il cappello da capostazione col sole nero!? Cioè, son dei pet fighissimi. Secondo me le tipe te la danno a gogo se li porti al parco a fare pipì…
July 22nd, 2009 at 19:36
“Xenofobia: odiare il diverso per sentirsi uguale!”
Sei un grande, dude. Bellissima.
Dipende anche appunto dal concetto di amicizia e dall’accezione che dai a questa parole. Seghe mentali, insomma; l’etologia, come puoi evincere da molti post e un tag particolamente grande nella tag cloud, mi interessa parecchio.
July 27th, 2009 at 21:30
penso che solo nel deserto la tizia possa sperare di vivere a più di un km dal più vicino romeno
August 11th, 2009 at 05:00
Sono curioso di sapere se la tizia era in vacanza, oppure expat per lavoro, cosa faceva…
Ma allora mi confermi che una serata tipo a Hong Kong è seduti su marciapiedi lurido a bere San Miguel del Seven Eleven?
E’ capitato anche a me
August 13th, 2009 at 00:10
Dude, la realta’ e’ triste. Lavora qui e guadagna un casino (ovviamente, dietro c’e’ una spiegazione ma non voglio andare nel dettaglio). La serata MIA tipica consiste nel trascinarsi in vari locali sfruttando gli happy hour e alternando le birre a quelle del seven-elevn. O anche stare in casa a bere e parlare con coinquilini e ospiti, dacche’ mi sono trasferito