Perchè hai scelto il dottorato (all’estero)?
Diverse persone, di recente, mi hanno chiesto come mai ho scelto il dottorato. La risposta fondamentale è: per evitare il mondo reale del lavoro.
Semplice, direi. Un’altra risposta potrebbe essere: non ho mica studiato tanto per poi farmi il culo tutti i santi giorni!
Un elenco più esaustivo delle motivazioni per scegliere un dottorato è il seguente:
- Ricerca! Si fa della ricerca. Cioè la cosa più lontana da un lavoro da scimmia che io riesca ad immaginare. Fare ricerca significa anche sgobbare e svolgere compiti noiosi, come in tutti i lavori. Ma lo fai sempre volentieri perchè stai facendo ciò che ti appassiona! E poi misuri le tue idee contro il nemico più grosso di tutto, cioè la natura stessa. Gli enigmi e i problemi che risolvi a furia sbatterci la testa contro non sono le parole crociate della settimana enigmistica; non stai risolvendo un indovinello o un mistero per passare del tempo, stai decodificando quel che hai attorno (stai cercando di hackare dio).
- Non aiuti i cattivi! E’ vero che il tuo lavoro ha delle ricadute economiche sulla tua università (pubblicazioni e conferenze significano prestigio, quindi più soldi per il laboratorio o per il tuo capo). Ma la ricaduta è indiretta. Si è lontani il più possibile dalla situazione dell’ingegnere in azienda… quello che usa le sue competenze e il suo cervello (le sue idee, la sua vita!) per permettere all’azienda di fare guadagni stratosferici, di cui però vedrà solo poche briciole.
- Non ci sono orari! Magari per qualcuno non è così importante. Per me invece lo è: dormire la mattina, vita completamente sregolata, alterare i ritmi sonno/veglia. Vivere da studioso è molto simile a vivere da studente. Inolte non devi timbrare un cristo di cartellino e, se lavori in ambito informatico, puoi anche lavorare da casa.
- I colleghi sono dei nerd! “A bunch of nerds e weirdos”, così definirei in media molta della fauna umana che vive dentro le università. La gerarchia si sente molto di meno, spesso la struttura sociale/lavorativa nei laboratori e nei dipartimenti è una specie di follia anarcoide/comunismo di guerra. Resta il fatto che spesso sei tu asceglierti i colleghi coi quali condividere i progetti, solitamente le persone che senti più affini e con cui ti trovi meglio. Altro che chiudersi 8 ore il giorno in ufficio circondato da stronzi. Al limite, se nessuno dei tuoi colleghi è ok, puoi sempre lavorare da solo.
Dopo questa serie di motivazioni idilliache, ovviamente, ci sarebbero da elencare i lati negativi. I due principali lati negativi sono:
- La carriera universitaria, in Italia, è un suicidio: una via lunga, tortuosa e incerta.
- I dottorandi sono pagati come schiavi alla catena.
Per questo motivo sto facendo un dottorato all’estero. La scelta elimina i lati negativi sopraelencati.







July 1st, 2009 at 22:59
Da parte del Ducato di Sans Papier vi è interesse nell’assedio. Con ogni probabilità prenderemo il fossato Venerdì, quando trabucchi, catapulte e baliste saranno arrivate da 24 ore. Non ho ancora ricevuto conferma della stipulata alleanza col Marchese de’ Piccolo Contrabbasso, ma fiducioso invio missi dominici in sostanzioso anticipo.
“Chi di spada ferisce, di spada Maurice!”
(segue truculenta e soddisfacente decapitazione del cattivo)
July 2nd, 2009 at 00:22
Woo-uuuuh!
July 4th, 2009 at 09:44
hey dude ma che visione negativa dell’ufficio che hai ma cos ati è successo??
….comunque concordo in molte cose, la vita più sregolata ma con meno costrizioni e sopportazioni non ha davvero prezzo…
July 9th, 2009 at 20:23
E’ vero, ho avuto pessime esperienze in ufficio, e anche molti dei miei amici se ne lamentano. Certo, si tratta di esperienze senza alcun valore statistico! Volevo solo sottolineare il fatto che in università l’interazione con i colleghi ed il cambio degli stessi mi pare più facile che in azinda. Discorso molto generalista, lo so…
July 27th, 2009 at 21:35
io aggiungerei anche, da un lato economico, il fatto che non solo “il tuo lavoro rende se vale qualcosa” ma anche “se vale qualcosa, il tuo lavoro RENDE” ( maiuscolo ).
mediamente i dottorati di ricerca in italia sono visti in primis come “la prima cosa che devi fare se vuoi fare carriera accademica”.
August 21st, 2009 at 13:47
questo risulta vero un po’ in tutto il mondo. certo che in Italia se fai il dottorato lo fai solo per poi tentare una carriera accademica. nel resto del mondo puoi ovviamente fare carriera accademica, ma anche lavorativa e con il phd come surplus.
August 21st, 2009 at 14:46
Ernie: non posso che darti ragione! Calcola anche che in situazioni di mercato piu’ dinamiche dell’Italia (ad esempio gli USA), c’e’ gente che anche magari a 40 anni si ferma per un po’, stacca dal lavoro, prende il dottorato nell’area di propria competenza e torna al lavoro con questo surplus di conoscenze aspirando a posti migliori.
April 20th, 2010 at 03:38
Bel post, sono d’accordo con tutto..dici delle sacrosante verità!!!
E se il nostro paese ci offre così poco, meglio andarsene: navigheremo in acque – comunque – incerte, ma almeno i nostri sforzi ci possono aprire grandi oceani, mentre qui ci vengono prospettati solo pochi stagni putridi..
April 20th, 2010 at 16:38
Ben detto, Caraccia!
July 21st, 2010 at 10:55
hey simone,carinissimo il tuo sito! mi ritrovo 100% nel tuo percorso, anche io sono una PhD student un po’ in “ritardo”, e a 33 anni ho lasciato l’italia per adare giusta giusta in nuova zelanda. tu parli di HK ma io anche ho fatto esattamente lo stesso iter, sia mentale che burocratico.ci son rimasta quanto simile fosse! a volte mi scordo perche’ avevo deciso di complicarmi la vita, ma poi mi guardo attorno e mi rendo conto che venire agli antipodi era diventata una necessita’. mi sta cambiando la vita completamente, ma in meglio di sicuro.
tanti saluti dal profondo sud!
July 21st, 2010 at 16:41
Dottorandi di tutto il mondo unitevi! Tifenteremo patroni ti mondo! Saluti dall’estremo oriente!