Tempo per me e per qualche esperimento.

Davanti a un caffe’ mi prendo la cazziata dagli amici di Hong Kong. “Dove sei finito? Perche’ non ti sei fatto sentire?”

In effetti, sono scomparso per una settimana. Due, se includiamo anche il mio giretto a Xi’an. Gli ultimi sette giorni li ho passati a fare da tuor operator ai miei genitori. E’ stata dura… ovviamento amo la mia famiglia, ma dopo nove mesi passati a vivere esattamente come volevo, secondo le mie regole, e’ stato uno shock. Mi sono reso conto con orrore della distanza che ci separa.

Allora: cerchiamo di essere oggettivi e non esagerare. Si tratta della distanza che separa la maggior parte dei figli dalla maggior parte dei genitori; semplicemente, restando senza vederli per un lungo periodo, e’ venuta alla luce di colpo, fortissima. Insomma, indossare la maschera sociale che i figli indossano in compagnia dei propri genitori e’ stata un’esperienza traumatica perche’ avevo perso l’abitudine. Non voglio dire che ho mentito. Sono solo stato un po’ meno estremista, un po’ piu’ moderato, un po’ piu’ formale. Non volevo spaventarli, anche se loro sanno benissimo che vivo spendendo poco e che mi incazzo nel buttare via i soldi; che non pago un barbiere dal 1997; che compro vestiti solo se costano davvero poco; che mangio per strada anche in Asia; che non mi fa paura divedere il pane coi personaggi assurdi.

E tu che leggi, per capire, devi passarci. Sorry about that. Provaci, se ti capita, a non incontrare nessuno delle tua famiglia per almeno nove mesi. Vedrai che sensazione strana… la lontananza che poi, di colpo, quando li incontri ti sbatte in faccia tutte le convenzioni e le regole non scritte, forgiatesi da sole nel vostro rapporto. Accumulatesi subdolamente, in silenzio: non ti sei accorto che c’erano… fino a quando hai evitato i contatti diretti coi tuoi cari per un lungo periodo.

Chat, lettere e telefonate non contano. I rapporti umani sono fatti di gesti, di sguardi, di considerazioni e parole che spesso escono fuori senza i filtri che, volenti o nolenti, applichiamo alla comunicazione mediata dalla teconologia, sia essa un filo di inchiostro o una voce trasdotta in segnale elettrico, trasdotto in bit, smembrato in pacchetti e inviato all’altro capo del mondo via protocollo TCP/IP.

E adesso? Ho passato una giornata a riallacciare i rapporti con gli amici di Hong Kong, e a salutare il Buon Fiorentino che parte per la Thailandia nel pieno del casino “per rendermi conto di quel che sta succedendo la’, come avrebbe fatto Terzani”.

Voglio chiudere tutto fuori. Lavorare sui miei dati.  Guardare telefilm. E leggere, leggere nel silenzio (mia madre, santa donna, mi ha portato La Cina in Vespa di Giorgio Bettinelli).

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3 Responses to “Tempo per me e per qualche esperimento.”

  1. Erica Says:

    eheheh come ti capisco, io ogni anno dopo 8 mesi di indonesia non vedo l’ora di abbracciare i miei… e poi la sera stessa del rientro siamo gia’ li’ a urlarci contro!!! eheheh ma e’ questo rapporto di odio e amore il bello della famiglia no?

  2. Anna Says:

    Capisco cosa intendi…ma secondo me non è solo una maschera, in qualche modo ti penetra nell’anima tuo malgrado, almeno in piccola parte…te lo dico sempre che sotto sotto sei un educato bravo ragazzo borghese, no? ;)

  3. Simone Says:

    Erica,
    cio’ che tu chiami “il bello della famiglia” e’ anche un modo anche per farci rendere conto di quanto possiamo essere legati a persone tanto diverse da noi… anche se cinicamente io punto su una ragione darwiniana per dei sentimenti cosi’ forti verso il parentado :)

    Anna,
    direi piuttosto che sono buono e gentile e non riesco a pensare di far soffrire la mia mamma! ~va che altro bel cliche’ italiano che ti sfodero dal cappello!

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