Primo giorno da assistente

Una bella lavagnata di orbitali. (CC) by Rionda

Una bella lavagnata di orbitali. (CC) by Rionda

Questo semestre inizia con “la lettera”. Mi hanno chiamato come assistente per un corso della triennale, una roba del tipo: principi di tecnologie varie per paciugare con gli esseri viventi allo scopo di fregare gli svantaggi dell’evoluzione (organi artificiali, pastrugni col DNA, etc.). Va bene.

Devo presentarmi alla prima lezione. Alle 9 di mattina di lunedi’, ovviamente. Va bene, si puo’ fare, e che sara’ mai. Dunque mi sveglio e mi preparo. Visto che non mi pare il caso di presentarmi vestito come un eroinomane, mi concio bene, arrivando financo a trasformare la barba in qualcosa di differente da un ammasso nero ricciuto e indossare una cintura (ma la cravatta no. Eccessivo). Esco di casa e prendo la metro per Choi Hung. Sono ampiamente in orario, raggiante con le mie occhiaie fresche.

Arrivato a Choi Hung, l’orrore. Devo prendere il minibus. Ora, io sono abituato a svegliarmi tardi e arrivare in laboratorio, quando arrivo presto, a meta’ mattina. Solitamente arrivo per pranzo. Il minibus ci mette una decina di minuti, e non devo mai aspettarlo per piu’ di cinque. Problema: questa volta sto muovendomi in contemporanea con le masse proletarie, borghesi e high class. C’e’ tutto l’alveare umano di Hong Kong che sciama coi mezzi pubblici verso il posto di lavoro. La coda per il minibus e’ lunghissima. Mostruosamente lunga, intendo, ma davvero 10 volte la lunghezza della coda normale (cioe’ anziche’ 5-10 persone, ne trovo una settantina). Mi metto in coda e non vedo nemmeno la fermata del minibus, perche’ gli ultimi posti della fila si spingono ben oltre l’angolo di un edificio. Guardo l’orologio: non arrivero’ mai in orario. Eppure la prof si era raccomandata espressamente di arrivare puntuali.

Sto in coda dieci minuti. Arriva qualche minibus, che ingoia la gente e parte via nel traffico congestionato di Choi Hung. Faccio i calcoli: ogni minibus porta via 16 persone. Ne arriva uno ongi 4 o 5 minuti. No, non potro’ mai arrivare in orario.

Mormorando un mantra senza fine di bestemmie articolate complesse gravi, mollo la coda e fermo un taxi per strada. Molto spesso i tassisti non parlano inglese: gli dici la destinazione, loro non capiscono, chiamano il centralino col cellulare, tu allora parli in inglese con il centralino (solitamente risponde una donna con la voce da maiala e un pesante accento cinese), poi ridai il cellulare al taxista, il centralino traduce, il taxista annuisce e sorride, e indi si parte. Ma io sono abbastanza di fretta, non voglio perdere tempo con la telefonata. Quindi salgo e sfodero il mio mandarino:

“Xiāng​gǎng​ kē​jì​ dà​xué!”

Il taxista mi smerda con un accento quasi britannico:

“Allright, sir. Hong Kong University of Science and Technology. Got it.”

Ecco, ovviamente per una volta che non esco di casa in maglietta e pantaloni corti, trovo un tassista che parla bene inglese e mi chiama sir. Ma cazzo. Il viaggio mi si suca 51 HKD, vale a dire come pranzo e cena messi insieme. Pero’ arrivo in orario. Mi fa un po’ strano scendere dal taxi per entrare nel campus, ma almeno per una volta posso fingermi ricco e fare la stecca agli studenti di business che arrivano, loro si’, con la cravatta.

Alla fine, sono il primo ad arrivare in classe. L’efficiente assistente italiano, ahah.

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9 Responses to “Primo giorno da assistente”

  1. enricobo Says:

    Complimentoni per il tuo nuovo impegno. C’è poco da fare gli italioti sono il meglio checcé ne dica maristar gelmini, che ora ha abolito anche la geografia.
    ahahahahahah

  2. elena Says:

    Grande Maro! :D La mia stima per te è in costante crescita :D

  3. Erica Says:

    “raggiante con le mie occhiaie fresche”

    ecco, ho davanti la tua faccia da pirla sorridente e fa sorridere anche me XD

  4. giu Says:

    ho incontrato per caso il tuo blog oramai nel 2008 credo..
    e mi sono molto affezionata..ma questa giornata mi obbliga a uscire dall’anonimato e ti faccio veramente le congratulazioni..
    siamo orgogliosi di te..

  5. maria grazia Says:

    dottore: come sempre non mi deludi. mo brev!
    maria grazia

  6. ParkaDude Says:

    Grazie a tutti!
    In un momento mica tanto bello, i vostri commenti mi hanno davvero tirato su di morale :)
    giu, sentiti libera di commentare come e quando vuoi, a me fa solo piacere.

  7. Fabio Says:

    Quelle code asiatiche sono tremende, anch’io normalmente le evito con la mia vita in fase con fusi orari di altrove. Le poche volte che ci incappi vivi l’incubo che per quelle masse è la quotidianità.
    Comunque congratulazioni per il nuovo ruolo!
    Ma poi la lezione com’è andata?

  8. ParkaDude Says:

    Grazie Fabio! :)
    Si’, in effetti la mia vita e’, nel tempo, translata e simmetrica rispetto alla norma: mi alzo tardi e lavoro di notte. La lezione e’ andata bene! ‘The kids’ sono disciplinati e interessati alla materia. Incredibile.

  9. M Says:

    Deve essere la settimana della maestrina mannara. Da noi c’è lo stagista. Il mio socio mi chiama “La Maestrina dalla Penna Rossa”. Dico troppe parolacce e non ho voglia, per ora, di dedicargli un vero post sul blog. Ci confronteremo sulle più avveniristiche teorie didattiche, Maro. :*

    Behave, eh.

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