Bere meno, bere tutti.
Speriamo di rimanere in salute abbastanza da poter continuare a bere vita natural durante. Questo per essere chiari. Anche se, come mi ha detto una volta Battig, dopo i 30 anni tutto quello che hai fatto prima ti ritorna indietro (personalmente, non ho ancora varcato la linea, vedremo).
Bere ha questo fascino da maledetti, ovviamente, come ogni droga, e il non trascurabile aspetto positivo dell’ebbrezza, che spesso serve anche a richiamare demoni e fantasmi da dentro. E’ utile, questo effetto, per vedere che schifo di bestie hai dentro ed eventualmente impegnarti, dopo, per ammansirle a sprangate.
Bere come una rockstar, pero’, e’ controproducente. Specialmente quando ti rendi conto che non sei una rockstar. Certo, a tutte le persone assennate piacciono Bukowsky, Jim Morrison, Mick Jagger, Ozzy Osbourne. Ma alla mia eta’ Morrison era gia’ morto da un anno, Bukowsky e’ il classico esempio outlier statistico distante di tre delta dalla media della gaussiana, Jagger e’ diventato un salutista e Osbourne si deve curare di brutto. In ogni caso hanno i miliardi per tenersi in forma e il personal trainer. E il successo e milioni di fan. Anche non li avessero, chi se ne frega: tu non sei ne’ Osbourne, ne’ Jagger, ne’ Morrison, ne’ Bukowsky.
Piace bere. Piace il gusto del vino. Piacciono le birre e il vin santo. Piacciono i lunghi discorsi alcolici strascicati e incoerenti, ove rivelazioni inaspettate fanno capolino tra gli sbiascichi, come pepite d’oro nel fango. Ma bere deve essere un contorno, non la parte essenziale. Born to be wild non vuol dire born to be drunk.
Certo, bisogna continuare ad andare nelle osterie di fuori porta, come dice Guccini, senza mai smettere di giocare, bere vino, sputtanarsi. Credo che ogni tanto faccia bene (non in senso di salute) bere fino a perdere la ragione, anche per non finire come nell’ultima canzone dell’estate di De Andre’, a non avere piu’ niente di cui potersi vergognare. Resta sempre da chiedersi: lo si fa perche’ lo si vuole, o perche’ fa tanto fico essere maledetti? Lo fai davvero tu o lo fa un personaggio che ti assomiglia molto, ma che tu non sei? No, perche’ se poi a furia di scavare viene fuori che non si beve per motivi conviviali, oppure per celebrare, oppure per rituale pagano di condivisione oppure (quando davvero e’ il caso) per mandare tutto e tutti affan…o, allora non ha senso farlo. Allora e’ come quando si fumava la mattina prima di andare a scuola, per farsi vedere apposta dai professori davanti all’ingresso con la sigaretta in bocca. A che pro? Cui prodest? Da adolescente e’ davvero importante e comprensibile fare il ribelle, perche’ della tua vita non controlli un cazzo. Da adolescente.
Non c’entrano slogan del tipo: “contro ogni droga”, oppure “io voglio sempre essere padrone delle mie azioni, non voglio che qualcun altro assuma il controllo”. Queste cose lasciamole ai preti e a chi crede che la propria personalita’ abbia una sola faccia.
Quel che cerco si puo’ riassumere come: (1) datemi una vita di avventure e (2) datemi la conoscenza. Le bevute rientrano ciclicamente nella vita di avventure, ma confondere le avventure con le bevute e’ da dementi.
Questo post e’ stato generato, come molte altre cose nella storia recente dell’umanita’, dalla lettura di un pamphlet anarchico, scaricabile qui (occhio che e’ un pdf in inglese). Si fa tutta una sparata sull’acolismo nella storia come mezzo per controllare e imbrigliare i desideri dell’uomo. Non sono assolutamented’accordo, ma e’ interessante. Concludo citandone un bello slogan:
Let nothing stop us, not even alcohol, as ingrained in our culture as it is!







January 23rd, 2010 at 20:34
“Le bevute rientrano ciclicamente nella vita di avventure, ma confondere le avventure con le bevute e’ da dementi.”
parole sante, amico mio!
January 24th, 2010 at 05:14
ma secondo me quando ti ubriachi stai solo male, io non mi diverto. Mi piace bere dlela roba buona, ma appena mi gira un po’ la testa non riesco ad andare avanti, semplicemente non mi diverte…
January 24th, 2010 at 16:18
Enrico: questo dipende da ognuno, ovviamente.
January 25th, 2010 at 18:40
Ciao Maro,
Da qualche mese ormai seguo con molto interesse il tuo Blog. E da lettore silente passo a lettore attivo, sperando, col tempo, di fare cosa gradita.
Ho trovato molto interessante come passi in rassegna cosa significa bere attraversando la fascia adolescenziale fino a quella (pseudo)adulta. Per non parlare poi dell’invito a mettere prima (bene) a fuoco il perchè si sia portati a bere e se tale azioneriflette davvero alcuni nostri bisogni (che siano demoni da placare, “pepite nel fango” da condividere o semplicemente di stare un pò in compagnia)
A presto!
January 25th, 2010 at 22:18
Nathan Algren: pensa che invece io conosco Nathan Adler, che e’ il detective protagonista del concept album Ouside, di David Bowie, e ho dovuto cercare in rete chi sei tu.
Ora, siccome tra tante cose negative che sono capitate oggi voglio almeno pensarne una positiva, spero che tu sia la persona che penso. Ma raramente ci azzecco, coi commentatori anonimi.
Grazie comunque per il commento.
January 26th, 2010 at 19:07
“come mi ha detto una volta Battig, dopo i 30 anni tutto quello che hai fatto prima ti ritorna indietro” … Battig santo subito! Confermo, è tutto vero…maledetto karma
January 27th, 2010 at 08:18
Innanzitutto rivendico la paterinità del supereroe “Commentatore Anonimo”. Diffidate dalle imitazioni!
Passando alle cose serie: il bere è un casino. Per almeno due motivi. Innanzitutto perchè è un gesto mosso da una pulsione, in questo caso una pulsione dettata da un set di sensazioni positive legate al bere. Il gusto, la sbronza come anestetico metafisico e, infine, il senso di condivisione sociale. Come tutte le cose mosse da pulsioni interiori non è una scelta completamente volontaria e quindi abbiamo con essa un rapporto ambivalente di “voglio” e “non son sicuro di volerlo io”
In secondo luogo, per noi italiani, l’alcool è una costante sociale. A tavola il 99% della gente (genitori compresi) beve, in qualsiasi locale servono alcoolici e buona parte delle dinamiche sociali di aggregazione giovanile si basano sul consumo di alcoolici. (digressione: una volta sono andato in discoteca da sobrio. Twilight Zone gli fa una pippa)
Quando ti affacci sul baratro fichissimo dell’adolescenza, ovviamente vieni risucchiato da tutti questi fattori e finisci per bere. Fare le cose in modo smodato è trademark di ogni buon adolescente e bere non fa eccezione.
Il punto è che quando superi lo sturm und drang (o dovrei dire “spannung”?) dell’adolescenza, dovrebbe placarsi il modus operandi da adolescente e quindi dovresti cominciare a considerare il bere un’attività piacevole, da praticarsi in modo preciso e ragionevole, con le persone giuste e nei momenti giusti.
Credo fermamente che le cose fighe stiano davvero nel mezzo. Gli estremi sono troppo facili, al gioco della polarizzazione son capaci tutti.
January 27th, 2010 at 22:06
Giulia: Battig e’ un maestro.
M: si’, lo sappiamo che sei un saggio superfico!
(btw il commento e’ illuminante)
August 27th, 2010 at 17:36
[...] 54 Born to be wild non vuol dire born to be drunk (vedi discorso piu’ esteso qui). [...]