Come vincere un dottorato all’estero /2
Ecco alcuni utili consigli per te che (pazzo!) vuoi confrontarti con l’ardua impresa: vincere un dottorato all’estero. Dopo la fase preparatoria occorre iniziare a muoversi.
Ecco dunque i Grandi Consigli Pratici.
(0) Salta gli intermediari: parla direttamente coi prof!
Scrivi direttamente ai professori o ai loro assistenti. Male che vada loro stessi, o i loro filtri antispam, cestineranno la tua email senza pieta’. Per evitare i filtri antispam, magari evita di mandare allegati con la prima email. Di’ che, se sono interessati, puoi allegare curriculum e scannerizzazione dei transcript in una seconda email. Scrivi anche ti stai attrezzando per metterti in regola con la burocrazia: alcuni ti daranno una mano senza che tu gliela chieda, magari alzando la cornetta e disturbando una segretaria del loro dipartimento (“Ehi, bella!, senti, ho le pratiche di questo italiano che vorrebbe fare il dottorato qui da noi…”).
Sappi che alcune persone fanno domande per il dottorato senza avere ne’ un professore che supporta la loro candidatura, ne’ uno straccio di topic per la loro tesi. Altri invece presentano i documenti dimostrando di avere gia’ un supervisor (il relatore) e un argomento che hanno stabilito di comune accordo. Se i posti sono pochi, chi credi che verra’ tenuto in maggiore considerazione?
(1) IMPORTANTISSIMO: Spara nel mucchio. una raffica di email senza alcuna vergogna ne’ remora.
Ovvio, ma spesso la gente non ci pensa. Ok, esiste il posto dove vorresti andare e che ti pare il paradiso (ma sei sicuro? Vedi piu’ avanti il consiglio 4). Ma tutto il resto ti fa proprio schifo? Ma sei sicuro?
Io ero in contatto con molte universita’ contemporaneamente, e non c’e’ nulla di male. E’ come quando cerchi lavoro: mica mandi un curriculum solo! E loro lo sanno. Alza le probabilita’ di vincere. Spara nel mucchio, che qualcosa prima o poi colpirai. Implicito: seleziona attentamente i bersagli.

Ecco un altro donnino in abiti succinti. Lo so, non ha niente a che fare con la ricerca di un dottorato all'estero. Resta comunque una foto interessante. (CC) by shinji_otaku
(2) Prepara una email/template ove ti dici entusiasta dell’opportunita’ di fare un dottorato nell’universita’ bersaglio.
Scrivi una email/template da copia/incollare per le varie domande. Con variazioni, ovviamente! Pensaci bene… io ne ho mandate diverse e col passare del tempo il template evolveva da se’ riuscendo ad essere sempre piu’ efficiace.
Non lo ripetero’ mai abbastanza: dimenticati di essere in Italia! La gente, all’estero, spesso analizza quello che scrivi con altri occhi. Dimostrati entusiasta senza alcuna vergogna. Del resto non stai mentendo! Se mandi una candidatura ad una certa universita’, e’ perche’ si suppone che (sebbene magari non sia la tua preferita) ti piacerebbe ipotecare alcuni anni della tua vita per farci un dottorato. Quindi non dimenticarti di esplicitarlo. Attenzione ovviamente a non lecchinare gratuitamente, strisciare o esagerare. Insomma: se scrivi ad un’universita’ davvero buona, non vergognarti di dire qualcosa come “a Ph D in your world famous university it’s an opportunity I wouldn’t miss”.
(3) Hackare il sistema: vai dove ti cercano!
Ci sono posti molto famosi, molto conosciuti e molto inflazionati. Tieni in considerazione anche le universita’ che sono comunque buone, magari in competizione con le migliori, ma i cui nomi non sono altrettanto radicati nell’inconscio collettivo. Se vuoi girare il mondo, pensa che puoi trovare ottimi dottorati in Asia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Giappone (ma meriterebbe un post a parte per problemi vari), Australia…
Sbavano per i laureati europei, fidati.
(4) Non e’ un paese per vecchi
Cosniglio banale, ma spesso noi giovani tendiamo a dimenticarcene. Non esiste la terra del Bengodi, dove tutto e’ perfetto. Un dottorato all’estero implica tutti i casini tipici dello sconvolgere la propria esistenza e trasferirsi all’estero. Nessuna nazione ha le strade lastricate d’oro. Inevitabilmente troverai dei problemi legati al fatto che sei in una ambiente diverso. Anche se analizzi la situazione a tavolino, molti dei problemi saranno del tutto inaspettati e ti aggrediranno solo una volta che avrai mollato tutto e avrai fatto il grande salto. Persino se sei gia’ stato in vacanza nel posto ove in seguito vincerai il dottorato scoprirai che la vita di tutti i giorni e’ piena di insidie (siano esse climatiche, scoiali, logistiche, psicologiche) e il nostro fragile e pigro cervello deve essere addestrato e riaddestrato prima di padroneggiare le diverse nazioni di questo mondo.
Ma nessuno ti aveva detto che, una volta vinto il dottorato, sarebbe stata tutta discesa! Quindi ricordati che, sebbene il posto dove andrai non e’ un paese per vecchi (i paesi per vecchi non esistono!), tu vecchio non sei. Quindi tira fuori i marroni che tra l’altro hai gia’ dimostrato di avere e non lagnarti. Mordili, i problemi, e mangiateli tutti vivi. Con le budella, pure.
Non ne hai ancora abbastanza? Prossiamente, la sublime checklist per far lievitare il progetto di dottorato a temperatura ambiente.





September 22nd, 2009 at 01:35
[...] E adesso? Prossimamente arrivera’ la parte 2: i Grandi Consigli Pratici. [...]
September 22nd, 2009 at 05:46
Clap! Clap! Clap! Mi piace questo post: diretto al punto. Il consiglio di non scoraggiarsi e sparare (oculatamente) nel mucchio, poi, è ottimo e applicabile a tutti i campi della vita.
Baci!
September 22nd, 2009 at 10:52
Grazie Giulia… cito: “Brava Giulia/ Scegliti la vita che vuoi”,
September 23rd, 2009 at 09:33
Posso aggiungere qualche commento ‘dall’altro lato’? Lavoro in un’universita’ in NZ e faccio anche parte del postgraduate committee del mio dipartimento. Non e’ che proprio ’sbaviamo’ per dottoranti europei
, diciamo che consideriamo tutte le richieste, anche se a volte gli studenti europei hanno una buona preparazione di base che di sicuro e’ un vantaggio. Nel nostro caso (io sono in humanities, forse per science e’ diverso) quasi tutto si gioca sul progetto di ricerca. In sintesi, non mi interessa che perdi tempo in complimenti verso l’universita”/dipartimento…l’importante e’ 1. avere un progetto interessante e ben strutturato e 2. che ci sia qualcuno nel dipartimento in gredo e/o interessato a seguire quel progetto. Quindi e’ importante perdere un po’ di tempo nel sito del dipartimento in cui ti interessa andare e informarti sui progetti di ricerca di chi ci lavora… Scusa, ho scritto un commento fiume!
September 23rd, 2009 at 13:07
zazie: allora, hai ragione
nel post ho semplificato per amor di brevita’: diciamo dunque che in Asia ’sbavano’ per gli europei; altrove le lauree europee sono in genere viste come eccellenze, e su questo non ci piove.
Per quanto riguarda l’entusiasmo: quando si contatta un prof per chiedere se ci sono posti disponibili, fondi, etc.: e’ li’ che deve saltare fuori l’entusiasmo. Poi ovviamente una volta che si inizia un dialogo sul topic di ricerca del dottorato, allora si’ che le idee diventano la parte preponderante.
In particolare, il messaggio che volevo far passare era di non aver vergogna a mostrarsi motivati. Motivo: troppo spesso in Italia ci si approccia alle cose con un atteggiamento del tipo: “vabbe’, vediamo..”. anche quando poi uno e’ motivato davvero.
E’ una questione di cultura e atteggiamento; e’ la stessa cosa che ci porta magari ad essere imbarazzati e quasi sminuirci quando il capo ci loda davanti a tutti (“Ma no, non e’ niente, ho solo fatto il mio lavoro…”). Ho notato, sempre discorso molto generale!, che questo atteggiamento non e’ condiviso altrove.
Spero di essermi chiarito.
September 23rd, 2009 at 13:59
Certo, eri gia’ stato molto chiaro, scusa se ho sono stata pignola
. Per quel che riguarda lo ’sminuirsi’ hai parzialmente ragione. Sia in Giappone (dove ho fatto il mio post-doc e parte del mio dottorato) sia qui in NZ, l’umilta’ e’ una dote molto apprezzata. Lo studente (ma anche il docente) che si auto-elogia o che non risponde ‘ma figuarati, ho fatto solo il mio lavoro’ a un complimento non e’ visto di buon occhio. Molto diverso in America e, a quanto sembra, a Hong Kong…io mi diverto molto a vedere le differenze di ‘auto-presentazione’ tra i miei colleghi americani e quelli anglosassoni
. Sul fatto che a volte gli italiani sminuiscano le lauree italiane hai ragione, secondo me (parlo soprattutto per quelle di vecchio ordinamento, con cui mi sono laureata io, ma solo perche’ il nuovo sistema non lo conosco bene) offrono un’ottima base per studi post-laurea.
September 26th, 2009 at 18:41
Ho sorriso leggendo il tuo post perché ho letto le stesse parole che la mia ragazza americana è solita dirmi quando le chiedo se sia giusto scrivere una marea di cose che su un curriculum italiano potrebbero sembrare addirittura ridicole a chi le legge. I dubbi e le domande valgono anche per l’età, dato che, ahimé!, a 31 anni in Italia si è già “vecchi”, almeno lavorativamente e scolasticamente parlando. La sua frase ricorrente è: “guarda che qua non siamo in Italia! Qua funziona cosi’ e cosi’…”. Nonostante questo, non riesco a non meravigliarmi ancora chiedendole se è davvero possibile che non si facciano una grassa risata nel leggere i resume…!
Saluti!
September 28th, 2009 at 15:01
Grazie del commento, Gianfranco… allora, secondo me ogni tanto una risata se la fanno eccome, leggendo i CV, dipende da cosa uno ci scrive. Raccomando appunto di non superare le 3 pagine proprio perche’ non ha senso scrivere proprio tutto. Mettiamoci magari i “relevant achivements”, e va piu’ che bene…
October 2nd, 2009 at 18:24
[...] Ed eccoci giunti alla terza parte dei pratici consigli su come vincere un dottorato all’estero, dopo la fase di preparazione dei documenti e i 4 Grandi Pratici Consigli. [...]
December 12th, 2009 at 03:15
innanzitutto complimenti per l’articolo, oltre a contenere ottimi consigli ci sono alcuni punti divertentissimi. Ti volevo chiedere una cosa però : non ho capito la questione del supervisor, del relatore : questo sarebbe il prof. che contatti per fare il dottorato e di cui ti interessa l’area di ricerca, è così? Non capisco quindi come si possa fare domanda senza relatore : a ki la fai la domanda in questo caso?
December 12th, 2009 at 11:06
Kris: grazie per i complimenti!
Non capisco bene in tuo dubbio. Si’, il relatore e’ esattamente la persona che descrivi.
La domanda la fai formalmente all’universita’ dove vuoi andare (con moduli, documenti, etc.). Contemporaneamente ti conviene anche contattare un prof per avere qualcuno che ti appoggia la domanda formale. Questi e’ il relatore/supervisore. In alcune universita’ la domanda non puo’ essere inoltrata senza avere l’appoggio del supervisore, in altre invece nel e’ necessario (del tipo: “va bene, ti prendiamo, poi sta a te trovarti un relatore che abbia tempo e voglia di averti come dottorando).
PS per favore, ti prego, scrivi “chi” e non “ki”. Questo blog non e’ un sms!
December 26th, 2009 at 21:05
Ciao ParkaDude. Senti, ho fatto domanda per l’HK PhD Fellowship scheme.. e non ho potuto fare a meno di notare che ti hanno schiaffato sulla prima pagina della brochure informativa. Tu hai vinto una borsa simile l’anno passato?!? Se si, dopo quanto ti hanno fatto sapere l’esito del concorso?! Dicono entro Marzo… ma io voglio saperlo preeeeeeeeeeeesto!!!!!!!
grazie per l’attenziuni.
den3b
January 3rd, 2010 at 19:22
Non esisteva quella fellowship quando ho fatto domanda io. Ho vinto una borsa normale presso la mia università!
February 5th, 2010 at 17:58
[...] Tre pezzi facili di Simone Marini su Come vincere un dottorato all’estero: parte prima, parte seconda e parte terza. Un articolo nelle pagine culturali de Il Giornale che parla della nostra e vostra [...]
February 12th, 2010 at 21:30
Hey ParkaBoy
,
ho ricevuto una Conditional Offer dall’University of Hong Kong. Potrei chiederti quanto ci hai messo ottenere la VISA una volta che ti hanno spedito a casa la lettera di ammissione?
Grazie mille
p.s. : sai mica se per ingegneria civile è meglio la HKU oppure la PolyU? Io sono stato alla PolyU per la mia tesi specialistica e mi sono trovato più che bene.
February 13th, 2010 at 16:46
Per ingegneria civile, sinceramente, non so. La HKU e’ la migliore universita’ di HK, eccelle per materie umanistiche/lingue. Per la scienza la migliore e’ la HKUST. La politecnica, invece, e’ rinomata per il settore design.
Ma poi, alla fine, conta piu’ che altro il team con cui ti trovi, al di la’ dei rankings delle universita’.
Il visa ci mette un paio di mesi, ma non preoccuparti. Se hai gia’ preso il biglietto, al limite entri a HK come turista, quando ti arriva il visto a casa te lo fai rispedire, poi esci un giorno (tipo: vai a visitare Macau) e rientri. Tutto qui. Davvero nulla di cui preoccuparsi.
Ah… ParkaBoy… Sarebbe ParkaDude, ma se hai voluto mettere una citazione da Gibson, tanto di cappello!
February 13th, 2010 at 20:40
hehehe grazie mille per le info ParkaDude (cmq la citazione era voluta, ho iniziato a leggere Gibson proprio ad HK ^__^)
Dai.. allora magari ci si vede a qualche convegno sull’intelligenza artificiale, visto che anche se siamo su settori diversi, mi occupo anche io di questo.
Ciao, e goditi il Chinese New Year break
April 13th, 2010 at 06:31
Sei GRANDE simo…………..davvero
May 10th, 2010 at 03:13
ciao, ho letto attentamente questi consigli,ma non ho ben capito su cosa si basa la selezione dei candidati all’estero,esiste un esame o un quiz di ingresso come in Italia?
May 11th, 2010 at 18:33
cara silvia,
non pretenderai mica che per un generico “estero” valga UNA SOLA regola?
Dipende dalla nazione e dall’universita’ dove cerchi il dottorato, hanno sistemi differenti.
July 16th, 2010 at 20:01
Cosa aspettarsi se si viene chiamati ad una interview per un PhD?
A parte la lettura degli articoli del Prof. su cos`altro ci si puo` preparare? Io sono stato chiamato per un colloquio ma non saprei cosa aspettarmi, domande tecniche sul progetto o semplice conoscenza del lavoro? Insomma come ottenere un successo?
Infine se ti chiamano perun colloquio quante speranze c sono per vincerlo?
Grazie
July 19th, 2010 at 17:43
Caro Da,
scusa se ti rispondo così tardi… allora, mi sembra ragionevole aspettarsi sia domande tecniche sul progetto che in generale sulla materia trattata. Ovvio che uno non può sapere tutto di tutto, dunque non pensare che ti prendano o ti scartino a seconda che tu sappia rispondere più o meno bene. Mi spiego meglio: il dottorato (e in generale la ricerca) è sopratutto saper imparare, non saper svogliere degli esercizi. Il mio banale consiglio è di dimostrarti entusiasta per quello che fai. Se sei entusiasta, sei avido di imparare quello che non sai.
Un abbraccio,
S.
September 1st, 2010 at 17:50
Hey Parkadude,
giorno 23 Settembre parto per iniziare il mio PhD alla PolyU. Sto facendo gli ultimi preparativi e volevo chiederti una cosa sull’assicurazione. Tu l’hai fatta? Prima di partire o quando arrivato? Se si, ne hai trovata una particolarmente vantaggiosa per un dottorando?
Grazie
DDD
den3b
September 1st, 2010 at 21:50
den3b: ma bravo! In cosa fai il dottorato? L’assicurazione a me la fa direttamente l’università, è valida anche all’estero. Mai usata!
September 2nd, 2010 at 09:35
Ola Parkadude,
la faccio in Ing. Civile, ma starò soprattutto a smanettare sui computer… intelligenza artificiale (come te se non sbaglio) e previsioni di serie temporali.
Io ho vinto un HK PhD Fellowship, devo ben vedere se l’assicurazione è compresa… anche se non credo. Magari pure la mia università fa qualcosa di simile alla tua.
Comunque, ne approfitto per ringraziare te e il tuo sito per l’aiuto che mi hai dato, soprattutto a Dicembre quando ho fatto la richiesta
.
Magari ci si vede ad HK.
In gamba e grazie ancora
den3b
September 2nd, 2010 at 17:10
Sei un grande!!!
Ci proverò e ti aggiornerò sul risultato!
September 2nd, 2010 at 20:18
den3b: eh eh eh, quella fellowship non c’era quando ho fatto io l’application…
Molto bene! Ma sicuramente ci si vede, così ci possiamo fare quattro chiacchiere sull’AI e su cos’è la realtà, in qualche sudicio bar.
Valentina: grazie!