Suicidio all’unversità.

Si è impiccata nel cesso, e non è chiaro il perché. Studentessa del terzo anno. E’ successo un paio di giorni fa. Qui un servizio (in cinese). Non è chiaro perché l’abbia fatto, la sessione degli esami è appena iniziata, forse ansia e paura di fallire? Un mio amico bengalese la conosceva di vista.

L’università qui è tra le più rinomate al mondo, specialmente per ingegneria e business; si pretende tanto: mica per niente la chiamano scherzosamente (traduzione letterale) Università dello Strees e della Tensione. Un’altro studente si era ammazzato nel 2007.

Non so se faranno un memorial, un posto dove mettere i fiori. Abbiamo ricevuto un messaggio molto serio e impegnato da parte delle società studentesche, mentre dagli organi ufficiali sono arrivate solo un paio di email molto asciutte, dove si parlava genericamente della perdita di una studentessa e non di suicidio. Ovviamente un suicidio non è buona pubblicità per un’istituzione Universitaria.

Avevo appena scritto il post sul bassissimo tasso di omicidi a Hong Kong (strano considerato quando sia densamente popolata, la gente pressata come le sardine o tacchini del Manzoni che litigano nella gabbia troppo piccola). Il numero di suicidi però è più alto. Guardando questo documento, stilato in occasione del World Suicide Prevention Day, vediamo un rapporto di 14 suicidi ogni centomila persone negli anni 2008, 2009, 2010. Per capirci,il tasso degli omicidi ogni centomila persone è 0.5. La solita Wikipedia, non molto affidabile in generale ma sufficiente per questo post senza pretese, colloca Hong Kong al ventiseiesimo posto, praticamente a pari con la Polonia e meglio di Francia, Svizzera  e Belgio. (L’Italia è sessantaquattresima, ma la statistica di riferimento è del 2007, chissà dove sarà dopo questi anni di crisi nera).

Ricordo quando feci il corso obbligatorio da Assistente, ci dissero di tener d’occhio i ragazzi e di avvisare il personale docente in caso trovassimo dei depressi. Drizzare le orecchie quando si sentono cose come “So quando dovrò morire”, o anche “Siamo amici, ti voglio bene, ti chiedo scusa per tutte le volte che abbiamo litigato e non ci siamo capiti”.

May 17th, 2012 by ParkaDude | 2 Comments »

Anche se l’altro giorno uno sbirro ha steso un tizio vicino a casa mia, Hong Kong è sicura (considerazioni sui numeri)

Il 12 maggio hanno ammazzato un tizio a Cheung Sha Wan, a Castle Peak Road, a cinque minuti da casa mia. Ci va anche un minibus che ho preso un paio di volte. La notizia ovviamente ha fatto scalpore. Un momento!, come ovviamente? Hong Kong ha 7 milioni di abitanti, un omicidio non dovrebbe essere questa gran notizia. Senza bisogno di pensare a Baltimora o Los Angeles o a New York, pensiamo alle grandi città della nostra Italia. Un omicidio va in prima pagina se è particolarmente efferato, se le vittime sono persone famose, se la vittima è un bambino (e non, per esempio, un immigrato irregolare), se non ci sono altre notizie più pressanti. E quindi?

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May 13th, 2012 by ParkaDude | 4 Comments »

Frazioni dei sumeri e dei babilonesi

Per voi nerd, dopo la superpippona sull’algebra dell’antico Egitto, ecco altra roba sulla matematica dei sumeri e dei babilonesi.

Le frazioni dei Sumeri.

  • I Sumeri hanno inventato le frazioni più o meno allo stesso tempo degli egizi, ma con un metodo diverso. A differenza degli egizi, in fatti, i sumeri potevano esprimere frazioni con numeri anche diversi da uno al numeratore, ma erano vincolati dal denominatore. Il denominatore, infatti, doveva essere necessariamente 60, oppure 60 alla seconda (3600). Cioé i sumeri potevano scrivere esplicitamente in frazioni solo i numeri del tipo n/60 o n/3600.
  • Altro problema: un numero n, oppure n/60 o n/3600 sono scritti nello stesso modo. Uguale, proprio. Sta al cervello di chi legge contestualizzare e capire di quale numero si tratta. Per esepio, il numero cuneiforme “<<<” (scelto perché posso rappresentarlo facilmente coi caratteri della nostra tastiera) vale 30. Ma anche 0.5 (= 30/60) o 0.008333333 (= 30/3600), che è anche periodico. Sapevano i sumeri trattare i numeri periodici? Questo lo ignoro.
  • Dividevano l’anno in 360 giorni, aggiungendo un mese speciale ogni 6 anni per compensare.
  • Allo stesso modo, dividevano la circonferenza in 360 gradi, come del resto facciamo anche noi, segno che vestigia della matematica sumera sopravvivono nel nostro impianto moderno.

Due note sulla matematica babilonese.

  • I babilonesi hanno imparato la matematica dei sumeri, affinandola.
  • Conoscevano il teorema di Pitagora.
  • Avevano approssimato la radice di 2 abbastanza bene da poterla usare nei conti.
  • Risolvevano le equazioni polinomiali di secondo grado, ma (ovviamente!) sapevano solo trovare le radici positive.
  • Erano arrivati per fino a trovare (in casi particolari) le radici delle polinomiali di terzo grado.

Chiunque abbia letto questo post (e quello precedente sugli egizi) fino alla fine può davvero sbronzarsi a un party e poi essere coperto di insulti e bicchierate di vino per aver parlato delle rappresentazione delle frazioni di egizi e sumeri. Ma poi si porterà a casa la donna nerd, che ovviamente a letto è una bomba. Yay!

May 3rd, 2012 by ParkaDude | 4 Comments »

The metal guy

Picture: Fuk Wa street, and the metal guy.

Picture: Fuk Wa street, and the metal guy.

I met this interesting guy for the first time when I was living in Yau Ma Tei, he was walking in Portland street. He is always wearing metal stuff on his body, a metal pot as helmet and a visor-like metal mask. I met him a few time since then, always on the Kowloon side. This last time he was in Fuk Wa street, Sham Shui Po, mumbling and giving dirty looks to the people passing by on the sidewalk. This time I had a camera.

(I wanted to give the man some change, but he started gnawing his hand and whisper things, so I had no guts to do it.)

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May 2nd, 2012 by ParkaDude | No Comments »

Aria condizionata a Hong Kong, sempre a paletta. Perché fuori trenta gradi e dentro diciotto?

Chiunque sia stato a Hong Kong se lo è chiesto. Fa un caldo del dio, fuori. Dentro, si gela. Non c’è via di mezzo: entri in un centro commerciale, in una banca, in un bar, in un ufficio, e il freddo siberiano attacca. La maglietta è baganta di sudore, fradicia, perché stavi camminando sotto il sole con 30 gradi e 110% di umidità. Il freddo te la fa appiccicare addosso e ti senti già malato. A chi viene a Hong Kong senza essere abituato a queste escursioni termiche da squilibrio mentale, si consiglia vivamente di portarsi una sciarpa da mettere quando entri in un edificio. Personalmente tengo una felpa in laboratorio, come del resto fanno i miei colleghi.

Ma perché?, ci si chiede, ma che senso ha? Cosa spienge gli asiatici a questa pazzia? Il masochismo? Negli anni ho trovato due spiegazioni plausibili, datemi da due persone nate e cresciute a Hong Kong. Le riporto qui di seguito.

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April 28th, 2012 by ParkaDude | 6 Comments »

Post a caso dal passato:
Xiamen /3: il mimo

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Mentre torniamo verso l’ostello, penso a due cose:  (1) il cinese che probabilmente sta gia’ clonando la mia carta di credito, o per  lo meno si segna numero, nome, scadenza e codice di sicurezza, poi va fare spese pazze su ebay, e (2) vorrei avere un nunchaku tra le mani, solo per darmelo sulle balle.

Ripassiamo vicino al cavalcavia con la gente che fa attivita’ ricreative. Essi ci guardano ancora. So che e’ solo la mia immaginazione, ma nei loro occhi leggo: pirla! Pirla! Pirla!

Arrivati alla fermata dell’autobus da cui eravamo scesi non piu’ di venti minuti prima, troviamo una macchina della polizia coi lampeggianti accesi. Penso: non e’ possibile.

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October 19th, 2009 by ParkaDude | 9 Comments »

Post a caso dal passato:
Chungking Mansions living /4 (la polizia si incazza)

C’e’ qualcosa di diverso nell’aria. Nessun pakistano mi si avvicina dicendo “Copywatch? Copywatch? Special price for you!“. Passo vicino al vicolo degli spacciatori e, sbirciando, lo noto particolarmente spopolato e silenzioso. Non ci sono nemmeno le baldracche in mezzo alla strada, ne’ le donne indiane avvolte nei loro vestiti multicolori che parlottano sedute con la schiena contro le serrande dei negozi chiusi, con le gambe allungate sul marciapiede ostando i piedi nudi, la pelle color caffelatte e le unghie pittate coi colori peggio sgragianti.

Un paio di cellulari della polizia parcheggiati in una strada laterale delle Chungking.

Un paio di cellulari della polizia parcheggiati in una strada laterale delle Chungking.

Giunto all’ingresso delle Chungking, la sorpresa. La polizia s’e’ incazzata e ha iniziato a fare controlli a tappeto su immigrati, permessi di soggiorno, droga.

Risultato: transenne montate all’interno delle Chungking per obbligare la gente lungo percorsi controllati e una cinquantina di poliziotti coi cani antidroga sparsi per tutto il pianterreno. Mostro i documenti e mi lasciano passare. Sono molto gentili. Uno mi dice con voce premurosa, quasi fosse il padrone di un ristorante ed io il suo cliente:

“Adesso ti facciamo un timbro sulla mano. Cosi’ se esci e poi rientri puoi mostrarlo, cosi’ non devi fare vedere di nuovo i documenti.”

Ringrazio e dopo meno di un minuto il timbro, a causa del sudore, e’ diventato una macchia rossa indistinta. Quindi se avessi un amico che e’ a Hong Kong illegalmente, prenderei una penna o un pennarello e gli disegnerei sulla mano una chiazza delle stessa dimensione del timbro sfumato dal sudore.

Gia’ che ci sono mi faccio qualche giretto per i corridoi che strabordano di poliziotti. Provo a entrare uscire da un paio di uscite secondarie. Sono tutte sorvegliate, in effetti, e ci sono almeno un paio di sbirri. per ogni uscita, per quanto piccola e poco illuminata. Ogni volta mostra la macchia rossa che mi hanno impresso sulla mano, e quelli mi lasciano passare senza ulteriori controlli. Qua e la’ ci sono dei tizi in uniforme cachi con una casacca su cui campeggia la scritta IMMIGRATION DEPARTMENT, coi guanti da chirurgo sulle mani, le cartellette coi fogli numerati e le penne a sfera. Sembrano piu’ che altro dei tecnici intenti a fare rilevamenti su una perdita di gas. Sono molto silenziosi e sembrano sempre attendere il permesso degli sbirri per muoversi.

Va segnalato che, ancora una volta, i poliziotti di Hong Kong fanno un’ottima figura. Solo qualcuno ostenta lo sguardo da gasato fascista; la maggior parte paiono solo dei nerd col costume da poliziotto per la festa Halloween. Magri magri magri, perfettamente sbarbati, le uniformi perfettamente stirate, molti con gli occhiali. Occhiali da contabile, ovviamente: piccoli, con le lenti tonde e la montatura invisibile.

Ecco un gruppo di poliziotti che battibecca  con un gruppo di africani. Resto in disparte, appoggiato al muro accanto al baracchino di un pakistano che vende snack speziati. Anche altri pakistani, clienti del baracchino, stanno addentando lentamente il loro cibo con gli occhi fissi sul diverbio tra sbirri di Hong Kong e africani.

Civile discussione in un corridoio al piano terra delle Chungking.

Civile discussione in un corridoio al piano terra delle Chungking.

Dopo 5 minuti sono tutti li’ che ridono e scherzano. Gli sbirri di Hong Kong e gli africani, intendo. C’e’ un nero con una panza molto pronunciata che fa il pagliaccio. I poliziotti non si lasciano andare a risate sguaiate, ma sorridono composti. Quellie che prima erano frasi di protesta gridate a gran voce diventano ora considerazioni gioviali. Se la ridono e se la contano, si direbbe dalle mie parti. Alla fine, stretta di mano e saluti.

Anche le varie persone fermate e caricate sulla camionetta non sembrano spaventate. E il trattamento riservato loro e’ piu’ che umano: vedi due sbirri che camminano con davanti qualcuno (a volte anche degli occidentali; suppongo persone senza il passaporto in tasca), ma mai lo strattonano ne’ tantomeno lo ammanettano. A volte si limitano a tenergli una mano sulla spalla o sullo zaino. Si vede che la mano e’ solo appoggiata, non stringe.

Insomma se a Hong Kong la polizia si incazza, lo fa con l’aplomb di un lord inglese. Questo va annotato.

July 31st, 2009 by ParkaDude | 7 Comments »