
Pubblicita' su schermo in un vagone della metropolitana.
Camminando per le strade di Hong Kong, l’Italia continua a tornarmi in mente. Balugina, come concetto, all’orizzonte della mia percezione. Design, gioielli, ma soprattutto (e ovviamente) cibo e vestiti: ecco le idee che esportiamo. Ovviamente, il cibo ed i vestiti sono ovunque.


Ecco allora che nessun’altra nazione europea e’ cosi’ tanto rappresentata come l’Italia, qui ad Hong Kong. Pasta, Pizza, Spaghetti, Gucci… e dire che, per quanto ne so, gli italiani espatriati qui non sono poi tanti. Ci sono sicuramente piu’ inglesi, tedeschi, francesi. Ma le loro nazioni non baluginano ad ogni angolo di strada! C’e’ qualche brasserie francese, e’ vero. Un volta ho trovato un risorante tedesco, in un vicolo (per western people, ovviamente: una racklette 13 euro! Quando con 3 euro ti porti via un piatto cantonese colmo di carne e verdure!).
Il concetto di pizza e’ un po’ travisato… ma per lo meno e’ rotonda, ed e’ fatta con la pasta. Viene considerata un piatto esotico, e non, come da noi, un cibo che tutti possono permettersi. A Wan Chai puoi comprarti una pizza gigante che da sola soddisfa tranquillamente due persone. Costa 14 euro, pero’. E se la ordini con i pepperoni (mi raccomando le due “p”), ti sorridono e annuiscono, rassicuranti. Poi te la servono coperta di salame piccante.
Perche’ i pepperoni sono il salame piccante.
Il mio amico R., che ha vissuto diversi anni in USA, mi ha confermato che anche in nordamerica e’ cosi’. Non c’e’ da stupirsi, ricordo la faccia che ho fatto quando a Madrid per la prima volta ho ordinato una tortilla (pensando a cosa si intende in italia) e mi hanno servito una frittatona/mattone con le cipolle!

Il Marco Polo Hongkong Hotel e' un albergo lussuoso di Tsim Sha Tsui, e da' sul mare. Marco Polo, a quanto ne so, e' una figura classica nella cultura della Cina, ed e' considerato il primo cartografo cinese (!).
Anche nei discorsi, parlando con al gente, ogni tanto spunta una parola italiana o latina. Non mi ero mai accorto di quante parole italiane o latine fossero integrate nell’inglese contemporaneo. Bravo, maestro! sento dire ogni tanto. Ma anche cose piu’ strane, come “He wants to be a prima donna“.
Oggi ho compato le zucchine al supermercato. Sulla confezione c’era due nomi: quello in ideogrammi e quello in inglese (Jade Vegetable… mah…). La cassiera parlava in cantonese con una sua collega, ma quando ha passato il codice a barre delle zucchine sul sensore, il display ha mostrato la scritta: ZUCCHINE. E io ho goduto.
In ambito accademico, a parte la tassonomia ed altri termini tecnici, sento spesso le espressioni in vitro e in vivo (a volte orribilmente pronunciati in vaitro e in vaivo), o anche de facto, caveat e a priori.
In cinese la parola Italia si pronuncia circa I-Da-Li, e si scrive: 意大利 (paese grande profitto/beneficio).

January 19th, 2009 by ParkaDude | 6 Comments »