A good definition for ‘addiction’

Drugs of abuse can therefore impose themselves on our activities and instil in us routines that come to seem as fundamental as those we have acquired from our earliest childhood. Having breakfast in the morning, defecating after breakfast, cleaning our teeth in the evening – these are all behaviors that may have been with us since before we can remember, that in a way seem part of us and would leave a sense of incompletion and unease if they were suddenly forbidden. In the same way, drug use takes on this feeling of interiority, a sense of intrinsically belonging to us. Stopping drug misuse when the habit is acquired leaves not just a vacuum in terms of occupation and entertainment, but an inner vacuum in one’s sense of self.

Tom Carnwath and Ian Smith, The heroin century, 2002

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March 8th, 2010 by ParkaDude | No Comments »

Citazioni /15, perché siamo qui.

[...] alcuni pensatori hanno tratto l’inferenza estremamente scorretta che l’evoluzione umana sia perciò prefigurata nell’atico disegno del cosmo: ossia che l’universo, nelle parole di Freeman Dyson, doveva sapere che stavamo arrivando. Ma il fatto che la vita umana sia oggi in accordo alle leggi fisiche non permette alcuna conclusione sulle ragioni e i meccanismi della nostra origine. Se siamo qui, è sengo che c’è un adattamento; non saremmo qui se non fossimo compatibili con le leggi che governano l’universo; in tal caso ci sarebbe probabilmente qualcun altro a proclamare, con tutta l’yhbris che potrebbe sfoggiare un diprotone, che il cosmo dev’essere stato creato avendo in mente la sua apparizione finale. (I diprotoni sono un candidato di rilievo a essere la massima manifestazione della chimica in un altro universom concepibile.)

Stephen Jay Gould, Bravo Brontosauro.

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March 8th, 2010 by ParkaDude | No Comments »

TerraMare, davvero.

TerraMare, Sealand. Non è una nazione riconosciuta dall’ONU ma è abbastanza per farci un paradiso fiscale. Non era un’idea così ritrita, infatti, negli anni ‘60, quella di impadronirsi come pirati di un atollo in acque internazionali e farci un paradiso fiscale. Adesso lo so che ci abbiamo pensato tutti ma allora non era scontato.

La storia di TerraMare (appunto, SeaLand) comincia una settantina di anni fa, durante la seconda guerra mondiale. Gli inglesi erano giustamente terrorizzati dalla prospettiva che i nazisti entrassero in casa loro. Perché allora non costruire un avamposto di vedetta permanente nella Manica? E lo costruirono, nel 1943. Si chiamava Fort Roughs: una piccola piattaforma con una basamento in cemento e due colonne gigantesche, sempre in cemento. Certo che metterlo troppo vicino all’Inghilterra era un rischio: e se non ci fosse stato il tempo di avvertire, in caso di invasione? Così -andando leggermente contro le regole- gli inglesi installarono la piattaforma di Fort Roughs in piene acque internazionali, molto più in là del limite delle tre miglia marittime che al tempo erano le acque territoriali.

Poi la guerra finì e la piattaforma fu abbandonata. Nel 1967 Paddy Roy Bates, un militare britannico, salì su un motoscafo e arrivò fino alla piattaforma. Ribattezzò Fort Roughs chiamandola Sealand, una nuova nazione, di cui si autoproclamò sovrano. Così da potersi fare le sue leggi, i suoi passaporti, il suo paradiso fiscale, i suoi francobolli e finanche i suoi atleti per le competizioni internazionali. Il lettore curioso troverà in rete fatti documentati circa SeaLand, compreso il sito governativo ufficiale (http://www.sealandgov.org/).

Paddy Roy Bates è un avventuriero: giusto per citare due eventi interessanti, nel 1978 SeaLand fu messa sotto assedio e conquistata, il figlio di Bates fu rapito. Bates riuscì a riconquistarsi il suo regno a cazzotti e impiegando un elicottero da guerra; il figlio fu rilasciato in Olanda. Nel 1997, invece, tutti i passaporti di SeaLand furono revocati a causa delle troppe imitazioni circolanti.

Ma metterci dei server per il gioco d’azzardo? Già fatto.

E per il file sharing, visto che, in teoria, non esistono leggi sul copyright su SeaLand? Nel 2007 il noto “The Pirate Bay” negoziò l’acquisto dell’intera fortezza, ma la trattativa non andò a buon fine.

Paddy Roy Bates azzardò al momento giusto: adesso un’operazione simile non si può più fare. Al tempo, le leggi in materia erano abbastanza nebulose o carenti (ad esempio, lo United Nations Convention on Law of the Sea è solo del 1984), mentre ora la disciplina è ben regolamentata. Il limite delle acque territoriali è di 12 miglia marittime e le vere e proprie acque internazionali si raggiungono solo superate le 200 miglia marittime di distanza (370 chilometri) dalla costa. Quindi un’operazione SeaLand è ancora in teoria possibile, ma solo su atolli o piattaforme sperduti negli oceani: un’operazione che richiederebbe spese molto ingenti, non un tizio incazzato con un fucile e un motoscafo. Nel caso vogliate costituire una cooperativa per pianificare la dichiarazione di una nuova nazione, mandatemi pure un messaggio: marini.simone.dude (presso) gmail.com

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February 20th, 2010 by ParkaDude | 7 Comments »

Un post criptico scritto anche male.

(CC) by IST Photo Club

(CC) by IST Photo Club

Quando proprio ti sentivi che, ok, ogni cosa era al suo posto, e avevi ben chiari non solo gli obiettivi, ma anche avevi ban chiaro chi eri, ecco che si rimescolano le carte, e hai una mano nuova da giocare.

La guardi e, francamente, non e’ poi sto granche’. L’asso di picche c’e’ per forza, quello resta e torna sempre in ogni mano come se fosse un tatuaggio. Guardi le carte nuove che t’han servito, dicevo, appunto, e pensi a tutte le mani che hai avuto in passato e hai buttato nel cesso, e a come te le sei giocate male, e che quelle con cui alla fine hai portato a casa i punti erano delle mani da poco, in fondo, perche’ da bravo pirla quelle buone le hai bruciate per altezzosita’.

“Se solo avessi detto, se solo avessi fatto”.

‘fanculo, pensi, e magari fumi e bevi (ma sta cosa del fumare e del bere non funziona mica piu’ tanto bene, ormai) o magari semplicemente vai a lavorare con la testa bassa e la bocca storta, o ti riempi di cibo cinese con gli amici ridendo dietro alla societa’ o cazzeggi coi couchsurfers assorbendo le loro storie di posti lontani, di altre vite, e tu li’ a berle come un vampiro che succhia il sangue.

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February 12th, 2010 by ParkaDude | 14 Comments »

Quella notte del vomito a Londra

Indian food. (CC) by eddie welker

Indian food. (CC) by eddie welker

Era la primavera del 2003, se non ricordo male.

Andammo una settimana a Londra: io, S. e due donne(*). A parte, arrivarono anche W. e A.: mentre noi quattro dormivamo in uno squallido ostello (ancora non conoscevo il couchsurfing), W. e A. si erano sistemati in un albergo.

Eravamo a Londra tutti e 6 anche per incontrare due amiche che ivi si erano trasferite temporaneamente onde migliorare il loro inglese frequentando appositi corsi e lavorando come sguattere. Una di loro sarebbe poi diventata la donna storica di S.; passavamo le sere in giro, spesso finivamo a casa delle amiche sopracitate, a Camden Town, e durante le giornate visitavamo la citta’. Io, che odiavo Milano, per assurdo trovai Londra molto piu’ vivibile.

La serata peggiore (e migliore) fu la serata del vomito.

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February 7th, 2010 by ParkaDude | 5 Comments »

Post dal passato: Notizie da Hong Kong (Alive and well) /17

Post originariamente pubblicato su enricobacciardi.it, in data 07/01/2009

  In questo momento Glen Benton mi sta gridando nelle orecchie. Non lo apprezzo come essere umano, ma a livello di audio mi piace; mi crogiuolo nelle sue grida disumane col mio lettore mp3 cinese (very fake “chinese iPod”) che ho comprato per due soldi al mercatino di Sham Shui Po.

 Sono in universita’, sto aspettando che inizi il seminario Advances in electronics and optics for neural prosthesis, a cui sinceramente non sono molto interessato… ma ci devo andare. Sfruttero’ la quiete dell’aula per riflettere un po’ o per uscire fuori dal corpo tramite meditazione. Il viaggio astrale durante i seminari e’ un’abilita’ che solo i dottorandi possono apprendere. Scommetto che qualche mio collega giapponese e’ riusito a realizzare la trasmigrazione attraverso il satori durante qualche seminario particolarmente noioso… that’s phd training, baby :-)

 Sono tornato dal Vietnam. Sto bene. Sono di nuovo a Hong Kong. Non c’e’ spazzatura per la strada. Esistono i semafori. Nessuno tenta di vendemi oppio per strada (a meno che non mi trovi davanti alle Chungking Mansion, ma questa e’ un’altra storia). Ho preso degli appunti mentre ero in Vietnam, e ho avuto tempo e modo di pensare molto e di rilassarmi. Allo stesso tempo ho camminato tantissimo, ho bevuto altrettanto, ho goduto la vita, mi sono riempito gli occhi e il cervello di una realta’ nuova e lontanissima dagli standard a cui le mie percezione erano abituate (quasi atrofizzate? Assopite?). Le ultime due settimane sono state molto intense, insomma, un alternarsi di luoghi, persone, eventi e soprattutto riflessioni. Ho dovuto ~giuro!~ prendere qualche appunto, e segnare su carta alcune considerazioni preziose, tanto era il timore di perderle.

  Con calma trascrivero’ qualcosa.

 Con calma.

  Per ora basti sapere che credo di aver capito chi si ammala di Mal d’Asia. I racconti sono utili, ma bisogna esserci in mezzo. Ho anche parlato a lungo con una persona (l’ennesima!) che e’ impazzita, ha lasciato il lavoro e ha iniziato a lavoricchiare e viaggiare per mantenersi. Si tratta di un trentenne portoghese verboso e simpatico… un’altro soldato del Libero Battaglione dei Viaggiatori.

 Il Vietnam e le persone mi hanno coperto di stimoli. Sono sovraccarico, non riesco a concentrarmi su niente, ho bisogno di qualche giorno per tornare in sesto mentalmente. Se avessi scelto una vita normale e un lavoro normale, tutto questo non sarebbe accaduto. Pensarci mi da’ una sensazione forte, tremenda, bellissima. Sento la Terra sotto i piedi, e la strada tutto intorno. Per citare Maccio Capatonda (e sdrammatizzare, che se no divento troppo retorico!), posso dire che

 HO I PUGNI NELLE MANI!

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January 7th, 2009 by ParkaDude | 1 Comment »